LE REGOLE E LA RABBIA CHE FA DIVENTARE GRANDI

Si parla spesso di regole e limiti da dare ai propri figli ma come possiamo fare perché questa importante funzione genitoriale avvenga. 

Cominciamo dalle definizioni:

LIMITI: ciò che non può e non deve essere superato anche per la tutela della propria incolumità (pensiamo per noi adulti ai limiti di velocità; pensiamo per i bambini al divieto assoluto di toccare il fuoco). 

REGOLE: formule che prescrivono ciò che si deve fare in un determinato contesto.  Variano da famiglia a famiglia perché ognuna ha la propria storia, il proprio vissuto, il proprio stile genitoriale.

Per un papà e una mamma, scegliere le regole non è compito facile, a maggior ragione se come adulti si fatica a comunicarle e a mantenerle.

Ma da cosa scaturisce questa difficoltà?

Gli adulti di oggi nella relazione con i propri figli devono fare i conti con aspetti che spesso ci sfuggono: i nostri figli nei loro atteggiamenti e nelle loro modalità relazionali evocano in noi sentimenti, emozioni e vissuti legati alla nostra infanzia e spesso la relazione con i nostri genitori ritorna a galla nella relazione con i nostri figli. 

Quante volte ci siamo detti “Io quando sarò padre o madre questa cosa non la farò!” e poi ci troviamo a ripercorrere delle impronte già tracciate per noi dallo stile educativo ed affettivo dei nostri genitori? 

Innanzitutto i bambini iniziano a “reclamare” regole soprattutto verso i due anni ( i tanto temuti terribili 2 anni!!!) perché a questa età inizia la fase dell’indipendenza, dell’opposizione (“no”… “è mio…”) una fase attraverso cui i bambini iniziano a percepirsi ALTRO rispetto ai propri adulti di riferimento, sia a livello fisico (è un’età in cui i bambini hanno acquisito una buona indipendenza motoria) sia a livello psicologico (iniziano a definirsi con Io). 

Comprendono di non essere un prolungamento della mamma, ma di poter compiere delle scelte in autonomia, che possono portarli alla soddisfazione dei loro desideri.

Questo fa emergere però nei bambini un’insieme di emozioni, di energie, di sentimenti che non riescono a controllare, a gestire, che li porta ad essere in balia loro, a meno che ci sia la presenza di un adulto fermo.

Ecco un primo scopo delle regole.

Dare le regole ai bambini significa fargli percepire l’adulto come un punto fermo, il quale darà al bambino una sorte di recinto, entro cui stare e oltre al quale non può andare. 

Ecco allora che le emozioni di cui il bambino si sente in balia vengono contenute dal “No” dell’adulto, il quale si guadagna, in questo modo, la fiducia del bambino, che lo ritiene colui il quale affidargli ciò che da solo non riesce a gestire. 

Un adulto fermo e convinto della scelta delle regole sa dare al proprio bambino, regole motivate e giustificate al bambino stesso (“No, perché…”)

Certo che un No per un bambino è davvero difficile da accettare

Un bambino che si vede negata l’espressione del proprio desiderio è un bambino che proverà rabbia, frustrazione. 

La rabbia è un’emozione che spesso come adulti evitiamo di far vivere ai nostri bambini, ma in realtà le frustrazioni fanno crescere !!!

La rabbia certo è una cosa che dobbiamo aiutarli a sbollire, lasciandoli in un primo momento fare (lasciamogli fare il “ciclo completo della rabbia”) poi riprendiamo con loro quanto successo. 

“La mamma o il papà ti ha detto di no perché….”. Così come diamo anche a noi come genitori il tempo di sbollire la rabbia che può emergere di fronte ad una bambino che pesta i piedi, fa i “capricci”.!

Spieghiamo le nostre emozioni ai bambini. “la mamma o il papà si è arrabbiata/o perché…..

I bambini prima dei cinque anni di vita (età variabile in base alle tappe evolutive raggiunte da ogni singolo bambino) non riescono a collegare ciò che sentono dentro alla parola giusta (“mi sento così allora questa è rabbia/felicità….). Se noi come adulti gli spieghiamo come stiamo dentro e quali sono i “sintomi” di quella emozioni, aiutiamo i bambini sia a collegare emozioni con parole sia a legittimare ciò che provano, perché li aiutiamo a capire che “se la mamma o il papà si arrabbia allora anch’io posso arrabbiarmi”!”

Un bambino non abituato alle regole è un bambino che farà più fatica a vivere nei contesti sociali, in cui ci sono altri adulti e altri bambini con cui si entra in relazione e un luogo dove la propria mamma che lo “protegge” e lo aiuta, mediando sempre o lasciando correre, non c’è. 

 Concludendo ogni famiglia ha i propri valori, il proprio stile educativo, la propria storia, può essere quindi che una serie di regole che possono essere ottimali per una possono non andare bene per un’altra. 

Ma ci sono alcune indicazioni di base che vanno tenute in considerazione:

  • le regole vanno decise dagli adulti e non dai bambini, i quali hanno il diritto di vivere la loro dimensione infantile;
  • le regole devono essere concordate da entrambe i genitori;
  • le regole devono essere idonee all’età del bambino;
  • le regole devono essere stabili.

E non dimentichiamoci di osservare e ad ascoltare i bambini. I loro comportamenti e gli atteggiamenti che mettono in campo non sono una sfida rivolta al genitore, ma è l’espressione di un qualcosa che non rende tranquillo il bambino. Chiediamoci sempre perché i bambini si comportano in un certo modo.

Quelli che vengono definiti comunemente “capricci” sono una modalità di comunicare con noi, in quel momento ci stanno dicendo delle cose.

Alleniamoci ad osservali e ad ascoltarli, così come alleniamoci ad ascoltare noi stessi per cercare di comprendere, attraverso lo specchio che è il bambino, quali sono le nostre reazioni o i nostri atteggiamenti e in quali situazioni.

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